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DOPING Morte Linas Rumsas: sei arresti e 17 indagati. Il team Altopack nei guai

Lucca - giovedì 8 febbraio 2018 - Un nuovo scandalo doping scuote il mondo del ciclismo, con 6 arresti e 17 indagati, accusati di associazione a delinquere con lo scopo di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti.  L'indagine della Polizia di Lucca, coordinata dalla Procura, è partoita dalla morte del 21enne Linas Rumsas e le indagini hanno fatto scoprire un clamoroso caso di doping nella Gfdd Altopack Eppela. Secondo l'accusa era il presidente stesso della società a incoraggiare gli atleti a prendere le sostanze vietate, tra le quali epo in microdosi, ormoni per la crescita e antidolorifici a base di oppiacei.

Tra i destinatari delle misure cautelari, con applicazioni degli arresti domiciliari, il proprietario del team, l'ex direttore sportivo e un farmacista che riforniva i ciclisti dei farmaci vietati dalla normativa sul doping in assenza di prescrizione medica.

L'indagine, condotta in collaborazione con il Servizio Centrale Operativo e coordinata dalla Procura della Repubblica di Lucca, ha avuto inizio dopo la morte improvvisa, avvenuta il 2 maggio 2017, di Linas Rumsas, 21 anni, lituano del Velo Club Coppi Lunata, team ciclistico di Capannori (Lucca), associato al team lucchese Gfdd Altopack Eppela, in Italia tra i primi dieci del ciclismo dilettantistico. Poichè il ragazzo, nelle settimane precedenti la morte, aveva sostenuto delle gare particolarmente dure conseguendo ottimi piazzamenti, di gran lunga superiori a quelli ottenuti in passato, da subito è apparso fondato agli investigatori il sospetto che l'improvviso decesso fosse da ricondurre all'uso o abuso di farmaci non autorizzati.

Ad avvalorare l'ipotesi, la presenza tra i direttori sportivi della squadra, del padre, Raimondas Rumsas, corridore di fama internazionale, in passato coinvolto, insieme alla madre del ragazzo, Edita Rumsiene, in indagini per traffico internazionale di sostanze dopanti. Il 28 luglio 2002 durante il Tour de France, Edita è stata arrestata alla dogana di Chamonix (Francia), mentre faceva rientro in Italia, perché in possesso di prodotti sospetti.

Nel ritiro della squadra erano presenti e sono stati sequestrati potenti antidolorifici, indicati nella tabella delle sostanze stupefacenti e psicotrope, detenuti in assenza di prescrizione medica, e un numero consistente di siringhe e aghi. A casa di alcuni corridori sono state sequestrate, inoltre, confezioni di testosterone e ormoni per la crescita, detenuti in assenza di prescrizione medica.

Perquisiti anche l'abitazione di Raimondas Rumsas padre di Linas e del fratello maggiore, anche egli promettente corridore. Il ragazzo, a Lucca di ritorno da un'importante competizione sportiva, è stato sottoposto dai medici della Federazione Nazionale di Ciclismo a prelievo di sangue e urine. Positivo ad un potente ormone per la crescita, è stato denunciato per frode sportiva e sospeso dalle competizioni agonistiche per quattro anni.

Raimondas Rumsas, ciclista di fama internazionale, è stato coinvolto, insieme alla moglie Edita Rumsiene, in indagini per traffico internazionale di sostanze dopanti.

Il procuratore capo di Lucca, Pietro Suchan, ha lanciato un appello presentando, in conferenza stampa, l'indagine.  «Oggi, domani, la prossima settimana, chi sa qualcosa venga in Procura - ha detto Suchan - o dalla squadra mobile della questura per dire quello che sanno. A conferma, perchè gli esiti li sappiamo già. Bisogna voltare pagina: basta lutti, basta morti di giovani sportivi. Collaborate ora».  L'inchiesta, coordinata dalla procura lucchese e condotta dalla squadra mobile e dagli uomini dello Sco, ha portato oggi all'esecuzione di sei misure cautelari con gli arresti domiciliari. Risultano indagate altre 17 persone. 


Nel frattempo la Altopack spa, azienda leader nella produzione di impianti per il packaging alimentare, «fa presente di non avere più rapporti con le associazioni sportive dilettantistiche coinvolte nell'indagine della Procura della Repubblica di Lucca sul doping nel ciclismo dilettantistico. Fa inoltre presente di avere espressamente diffidato le predette associazioni dall'uso del marchio e del nome Altopack già dallo scorso mese di novembre 2017». Lo afferma in una nota l'avvocato Nicola Minervini, legale della società, aggiungendo che «la Altopack pertanto chiede la rettifica delle notizie apparse oggi sui giornali on line con la specifica della sua estraneità alle suddette vicende, riservandosi di tutelare i propri diritti nelle opportune sedi giudiziarie».


«La Federazione Ciclistica Italiana esprime la sua più profonda indignazione riguardo i gravissimi fatti di doping emersi nell'inchiesta della Polizia di Lucca: dirigenti, tecnici e perfino genitori di una Società sportiva si sarebbero resi responsabili di indurre al doping gli atleti, procurando loro le sostanze dopanti». È la dura posizione della Federciclismo sui fatti di Lucca. «Rispetto a questi comportamenti criminali, se confermati dalle indagini in corso, la Federazione avrà il massimo della durezza possibile nel proprio ambito di intervento e come sempre la totale collaborazione con gli organi inquirenti - ha proseguito la Fci -. La Fci in questi anni ha assunto decisioni drastiche per la prevenzione e la repressione del doping, ha escluso dal ciclismo amatoriale i sanzionati per doping anche se conclusa la loro squalifica, offrendo inoltre la più estesa e qualificata collaborazione alle strutture antidoping del Coni, alla Nado Italia, ai Nas, al Ministero della Salute. I nostri Dirigenti ed i nostri tecnici lavorano all'educazione sportiva, alla formazione tecnica dei giovani atleti con grandi e puliti risultati agonistici, non c'è posto per chi usa queste posizioni per delinquere. La Fci è pronta, come già ha fatto in passato, dove ne ricorrano le possibilità, a costituirsi parte civile contro chi infanga il nome e l'immagine del ciclismo italiano», conclude la nota della Federciclismo.

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