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DOPING - Morte Linas Rumsas. Fanini: ĞMi meraviglia che sia coinvolta una squadra che ha vinto veramente pocoğ
Lucca - giovedì 8 febbraio 2018 - «Mi spiace, e tanto, per la vicenda doping che ha coinvolto Lucca, la mia città, una città importante per il  ciclismo. Le persone coinvolte abitano vicino a me e le conosco bene. In tanti oggi mi hanno chiamato per sapere come la penso, ma sul fatto specifico non mi esprimo. Quello che penso e ho sempre pensato sul doping è da oltre 30 anni che lo dico, e mi è costato parecchio. Mi meraviglia, comunque, che sia coinvolta una squadra che ha vinto veramente poco».
Ivano Fanini, patron della squadra Amore&Vita, con base in provincia di Lucca, da anni in prima linea nella lotta al doping, commenta così l'inchiesta scaturita dalla morte del corridore lituano Linas Rumsas e che ha condotto sei persone agli arresti domiciliari e altre 17 all'iscrizione sul registro degli indagati.
«Purtroppo nello sport in generale e nel ciclismo in particolare - osserva Fanini - abbiamo perso il conto dei morti per uso di farmaci proibiti. Ma nel ciclismo con la Federazione italiana e l'Uci, e grazie anche alle forze dell'ordine, in questi ultimi anni abbiamo fatto passi da giganti. I controlli sono più severi e il fenomeno doping è calato. Il futuro è dei corridori puliti, ma come sempre c'è chi bara e prima o poi viene beccato. Negli ultimi anni abbiamo visto coinvolti anche quasi tutti i corridori più significativi. Ma noi in Italia abbiamo il campione più pulito, Vincenzo Nibali, un esempio per il mondo. E voglio sottolineare che nel 2017 il ciclismo ha portato al Coni il record di 34 medaglie da mondiali ed Europei. Medaglie pulite perché chi le ha vinte è stato sottoposto a molti controlli».
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