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PISTA – Mondiali e speranze: l’Italia chiude con sei medaglie al collo

Apeldoorn (Olanda) domenica 4 marzo 2018 - Alla vigilia di questo mondiale in Olanda sarebbe stato considerato un ottimo risultato eguagliare il bottino dello scorso anno ad Hong Kong (1 oro, 1 argento e 1 bronzo). Si sapeva, anche, che sarebbe stato molto difficile, perché i Mondiali di metà quadriennio di solito assumono un valore probante per ogni Nazionale. E’ come fare il tagliando, in vista della “volata” che porta alle Olimpiadi. “Difficile”, ma non impossibile.

Tutto lo staff della Nazionale, a cominciare da Marco Villa e Dino Salvoldi, oltre che dal coordinatore Davide Cassani, senza dimenticare atleti, società, tecnici e il sostegno del Centro Studi, era consapevole che l’Italia della pista da diversi anni ha innestato una marcia spedita di continua crescita.

Alle Olimpiadi di Rio conquistammo un oro frutto non solo del talento di un grande campione, ma del lavoro complessivo di un gruppo che Villa stava assemblando con pazienza. Le ragazze di Salvoldi, poi, si sapeva che sarebbero prima o poi giunte a maturazione. Lo straordinario talento messo in mostra nelle categorie giovanili aveva solo bisogno di tempo per poter assurgere ai livelli assoluti.

I Mondiali di Apeldoorn, terminati oggi con l’assegnazione delle ultime medaglie, ci consegnano un gruppo ricco di talenti e la consapevolezza che il gap con le altre Nazionali è ormai colmato. Come è stato ricordato con una felice metafora su alcuni giornali, l’Italia ormai non insegue più. Anzi, a guardare il medagliere finale, si percepisce come ormai siamo diventati una delle Nazioni di riferimento. Si è fatto meglio dello scorso anno e si è sfatato anche il tabù (ad onor del vero già incrinato nel 2017) che ci voleva a medaglia alternativamente con il settore maschile e quello femminile.

Oggi erano in gara Letizia Paternoster nella corsa a punti e la coppia Liam Bertazzo/Simone Consonni nell’americana.

La trentina, nonostante la sua giovane età, ha messo in mostra il talento che tutto il mondo ormai gli riconosce. Ha provato a fare la gara, sprintando e raccogliendo punti in sei volate sulle dieci in programma. Ma ha perso il momento giusto per agganciarsi ai treni che hanno portato, le prime dell’ordine di arrivo, a guadagnare un giro (e i 20 punti di conseguenza). Ha chiuso all’11° posto. Il titolo è andato alla vera dominatrice di questi mondiali, l’olandese Kirsten Wild (3 titoli mondiali; grazie a lei l’Olanda ha conquistato la leadership nel medagliere), davanti alla statunitense Jennifer Valente (43 punti) e la canadese Jasmin Duehring, 30 pt.

Nel Madison, che ha chiuso la rassegna iridata, Liam Bertazzo e Simone Consonni hanno ripetuto in grandi linee la gara della Paternoster. Dieci i punti raccolti, soprattutto nella prima parte della gara ma, quando questa è esplosa, non sono stati in grado di prendere il giro necessario per lottare per il podio.

Alla fine il successo è andato ai tedeschi Roger Kluge e Theo Reinhardt, davanti agli spagnoli Albert Torres Barcelo e Sebastian Mora Vedri. Al terzo posto gli australiani Cameron Meyer e Callum Scotson.

Il medagliere finale, che pubblichiamo di seguito, vede l’Italia al secondo posto per quanto riguarda il ranking (che tiene conto del numero complessivo di medaglie vinte), al pari di Australia, Germania e Gran Bretagna, alle spalle dell’Olanda, padrona di casa. Siamo invece al sesto posto nel medagliere per medaglie d’oro vinte, alle spalle anche degli Stati Uniti. In ogni caso stiamo ormai nell’élite assoluta della pista. La strada per Tokyo è ancora lunga, ma c'è la consapevolezza di aver imboccato la direzione giusta. Con il contributo di tutti anche l'impensabile diventa realtà. (federciclismo.it – antonio ungrao)

 

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