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GIRO 2018 - Aru rilancia: «Posso ancora ribaltare la classifica»
Chieti - lunedì 14 maggio 2018 - Il primo giorno di pioggia vera sul 101° Giro d'Italia coincide con il secondo giorno di riposo della corsa, dopo quello fissato per favorire il rientro da Israele in Sicilia.
Allenamento bagnato e, il diretto interessato spera, fortunato per Fabio Aru che, con il fido Paolo Tiralongo (l'ex Astana che lo ha seguito nella nuova esperienza, ma da 'coach'), si concede un paio d'ore di relax attivo in bici, fra le province di Chieti e Pescara. Il Cavaliere dei quattro mori è reduce da una bruciante sconfitta sulla salita del Gran Sasso d'Italia che, però, non avrà - almeno a parole - le conseguenze di una resa. Tutt'altro. Aru è più che mai deciso e determinato a riscattarsi quando la strada ricomincerà a salire. Non è al Giro per recitare il ruolo di comprimario.
«Cosa c'è alla base del distacco subito ieri? Semplice. Non avevo le gambe - taglia corto il sardo della Uae Emirates -. Le somme, però, le tireremo a Roma, la sera di domenica 27. Adesso non è il momento di fare il consuntivo di una corsa che deve ancora dire tutto, perché in due week-end possono accadere tante cose. Certo, 2'36" di ritardo dal primato non è poco, ma non è nemmeno un'eternità; la squadra crede in me e io farò tutto quanto è nelle mie possibilità per non deludere i compagni». Aru garantisce che «la grinta è quella di sempre», e che ieri è stata «solo una questione di gambe» non di condizione approssimativa o di particolari disagi.
«Ieri - ammette - dovevo salvarmi e perdere il meno possibile. Non ho perso poco, ma alla fine sono arrivato a poco più di un minuto (1'14", ndr). Il Giro, però, è lungo. Certo, Yates e Chaves sono in gran forma, poi ci sono Froome e Dumoulin. Se Froome potrà diventare mio alleato? Chi lo sa. So, però, che il terreno per ribaltare tutto quanto c'è. Io l'ho provato sulla mia pelle al Tour dell'anno scorso. Da qui in avanti ci sono tante tappe e tantissime salite, con il week-end di Sappada, lo Zoncolan, la crono, ne vedremo delle belle. Il Giro è ancora più che mai aperto». Aru non ha cerchiato in rosso una tappa, se non quella di Roma. «Arriveremo nella Capitale e poi faremo i calcoli» ribadisce. Yates e Chaves, i due della Mitchelton-Scott, sono in vantaggio, «ma io e Froome siamo comunque lì» fa notare Aru. «Io e Chris siamo sulla stessa scialuppa», le parole del sardo. Che poi aggiunge: «Non penso che i cambiamenti di clima, i lunghi trasferimenti abbiamo influito. Io sono stato messo nelle condizioni di dare il meglio di me e lo farò». Poi, Fabio rivive la tappa di ieri: «Mi sono accorto solo negli ultimi chilometri che le gambe non andavano, questo è il ciclismo. Una giornata-no ci può stare, può capitare a tutti. A me è capitata ieri. Io sono questo, mi alleno, faccio fatica, il fisico è questo, penso che il buon Dio ricompensi le persone che lavorano. Io cerco sempre di dare tutto». Resta il fatto che, per dirla alla Nibali, la cronometro potrebbe assestare un colpo definitivo alla classifica come nemmeno il Zoncolan, rilanciando Dumoulin e altri big finora rimasti nell'ombra. Yates a Gerusalemme ha dimostrato di andare forte anche nella tappe contro il tempo, mentre Aru ha confermato che l'introspezione della sfida con se stesso gli fa perdere ulteriore terreno. Non si capisce dove o quando potrà ribaltare la classifica, anche se continua a dire che «il terreno dove poter attaccare non manca» e che, «fino alla fine, ci sarà modo di provarci».
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