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IL CASO - Cipollini in tribunale per calunnia: accus˛ Fanini di estorsione

Venerdì 22 febbraio 2019 - Sulla scrivania di Ivano Fanini, patron di Amore & Vita la foto di Re Leone, al secolo Mario Cipollini, c’è ancora. Il “suo” Mario però, al termine di una querelle che è rimbalzata dalle aule del tribunale di Lucca alla stanza del gip Livia Magri a Verona, dovrà rispondere di calunnia. Già, l’ex campione del mondo di ciclismo comparirà davanti al gup in primavera perché accusò Fanini di tentata estorsione ma la vicenda, come ribadì il pm Beatrice Zanotti chiedendo l’archiviazione del procedimento a carico del talent scout, presentava profili decisamente differenti. L’accusa mossa a colui che negli anni ha scoperto e allevato campioni non rispondeva al vero, e per il pm Cipollini ne era consapevole. Da qui il procedimento contro di lui.

L’ACCORDO MANCATO

Una vicenda datata assai e relativa al mancato rispetto di un contratto che avrebbe imposto al velocista di correre l’ultimo anno della carriera con la maglia di «Amore & Vita». Siamo nel 1998 e anche quell’accordo, stando alle ricostruzioni, sarebbe servito per sanarne uno precedente. Iniziò per questo una causa civile. Poi tutto degenerò quando dieci anni fa il giudice Terrusi del tribunale di Lucca con la sentenza 420/2009 stabilì che Cipollini avrebbe dovuto corrispondere a Fanini circa 50mila euro. Un credito che quest’ultimo non riuscì a riscuotere e per questo comunicò al campione che avrebbe rispolverato vecchie storie legate al doping. A quel punto nel 2017 Cipollini depositò una denuncia in procura a Verona, città alla quale è legato perchè qui ha sede l’azienda che utilizza il suo marchio, accusando Fanini di tentata estorsione.

LA RICHIESTA DEL PM

«In primo luogo non è integrato il requisito della minaccia non potendosi considerare un danno ingiusto quello derivante dalla divulgazione di risalenti vicende di doping che vedono coinvolto Mario Cipollini», scrisse il pm Zanotti, «trattandosi di fatti già noti alla cronaca come risulta da alcuni articoli pubblicati sulla ”Gazzetta dello Sport” del 2013». E da atto che la vicenda si inserisce in un contenzioso che va avanti da anni. Nella richiesta si sottolinea anche l’affetto e la stima che Fanini, noto nell’ambiente come «un toscanaccio burbero ma dal cuore d’oro», prova per Re Leone poichè lo conosce fin da bambino e che aveva cercato anche in via giudiziale (un pignoramento presso terzi) di recuperare invano il credito. «Essendo la condotta solo un ulteriore tentativo - privo di qualsiasi azione delittuosa - di recuperare quanto dovutogli dal querelante, deve ritenersi infondata la notizia di reato».

«ERANO FATTI VERI»

Fanini, difeso dagli avvocati Fiorenzo e Alberto Alessi del foro di Rimini, si sottopose all’interrogatorio e poco dopo seguì la richiesta di archiviazione alla quale Mario Cipollini, assistito da Giuseppe Napoleone, si oppose. Il gip Livia Magri ritenne che il comportamento del vulcanico patron, seppur «minaccioso» aveva sempre «mostrato di voler rivelare fatti ”veri” conosciuti per gli intimi rapporti intrattenuti per molto tempo con Cipollini e per il suo inserimento nell’ambiente (e mai riferimenti calunniosi)». Ed è andata oltre: «Fanini avrebbe avuto tutti i diritti di rivelare anche alla stampa fatti veri (ancorchè pregiudizievoli per Cipollini) - fatti di indubbio interesse pubblico vista la notorietà del personaggio, onde una eventuale condotta diffamatoria sarebbe stata certamente scriminata dal diritto di opinione, cronaca e critica». L’apertura di un fascicolo contro Cipollini fu l’atto successivo, lui si è fatto interrogare in novembre e in dicembre il pm Zanotti ha chiesto il rinvio a giudizio. (fabiana marcolini – L’Arena)

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