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DOPING – Zen positivo alla Sportful Dolomiti Race. «Colpa di una infiltrazione per i miei problemi alle ginocchia. Non ho barato ma mi hanno già condannato»

Mercoledì 10 luglio 2019 – Enrico Zen vincitore dell’ultima Sportful Dolomiti Race è stato sospeso per la positività al triamcinolone acetonide. Il 33enne bassanese e il suo team rischiano anche 50mila euro di multa. In un post su affidato ai social che pubblichiamo Zen cerca di fare chiarezza sul caso che lo ha travolto.


Mai mi sarei immaginato di dovermi sforzare di esprimere a parole quello che ho sempre cercato di raccontare con le gambe e con il culo sul sellino. Queste mie parole sono dedicate alle persone che mi hanno supportato e sostenuto, consapevoli del fatto che ciò che mi ha sempre guidato e spinto in ogni singola salita, difficoltà, e rinuncia è solo passione. Non è questa la sede per difendermi da accuse o da evidenze scientifiche di esami di laboratorio ma solo l’occasione per raccontare la realtà dei fatti nel rispetto di chi mi vuole bene. A tutti gli altri, che si sentiranno in dovere di giudicarmi chiedo il pudore di arrivare fino in fondo a questo mio scritto prima di farlo.

Oggi stesso, 10.07.2019, scopro mezzo e-mail di essere stato sospeso in via cautelare per positività a triamcinolone acetonide e suo metabolita – catina esami condotti a seguito della Gran Fondo Sportful.

Qualche gg prima della gara mi viene eseguita infiltrazione per dare sollievo al mio solito problema alle ginocchia che, come garantito da medici dello sport, è sostanza consentita purché non assunta in competizione. In buona fede ritengo che per poter correre una gara per cui mi alleno da mesi sia ragionevole procedere con la cura, anzi, ammetto che non ho avuto il minimo dubbio! Arrivo al traguardo sfinito e disidratato. Controllo di routine. No problem, ci sta, come ci potrebbe stare ogni Santa Domenica che corro una gara da Marzo a Settembre di ogni anno. Torno a casa felice assieme a Silvia perché “anche oggi ci siamo divertiti".. Oggi mi crolla il mondo addosso, non faccio a tempo a capire il come e perché, che già sono sommerso da giudizi e sentenze. Quella che per ora è una “sospensione in via cautelare” è già diventata una condanna a vita, quella che è stata tutta la mia vita fino ad oggi sembra già dover essere cancellata da poche righe.

Dunque, concedetemi uno sfogo: vivo in simbiosi con la bicicletta da oltre 20 anni. 20 anni di sacrifici, 20 anni di rinunce, 20 anni di gioie e sofferenze. Ho investito tutto me stesso sul sogno del professionismo e l’ho visto sfumare senza troppi rancori. Sono tornato in sella come dopo ogni caduta o incidente e ho continuato a correre senza la presunzione di poterlo fare per lavoro o di guadagnare abbastanza per vivere (nonostante si tratti di un impegno a tempo pieno) ma solo per dimostrare a me stesso che in questo sono davvero capace. Non mi aspetto comprensione da chi non mi conosce, solo chiedo di non giudicare, sulla base di informazioni parziali, “un drogato” chi in realtà ha sempre praticato il ciclismo per pura passione.

Se sarà confermata questa mia colpa allora la accetterò con serenità, consapevole che il mondo del ciclismo è toccato da troppe ombre e che la severità dei parametri scientifici è giusta conseguenza di una realtà malata.

Per il bene di tutto ciò che ho sempre amato però non smetterò mai di correre e di dedicarmi anima e corpo alla mia passione…anche se questo volesse dire limitarmi alle uscite di gruppo con gli amici.

Questo è quanto dovevo alle persone la cui fiducia mai avrei potuto tradire!

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