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LUTTO Addio Americo Severini, pioniere del ciclocross

Barbara (Ancona)venerdì 3 aprile 2020 - Ci ha lasciati con l’ultimo ‘ciao’ biancorossoverde, indossando la maglia di campione italiano, a cavallo della sua inseparabile bici. Ci ha lasciati brindando alla salute di tutti. Americo, allora? “Allora: ho fatto i soldini, li ho spesi e son contento!” Se n’è andato in fuga irrecuperabile Americo Severini, il mitico ‘Barbarino’. Ha scelto l’Rsa di Arcevia quale sede di arrivo dell’ultima tappa del suo lungo tour: sui tornanti di quella Perla dei Monti in cui aveva iniziato a creare il suo mito di scalatore fuori schema.

Si è dovuto arrendere alla inesorabile malattia (che l’aveva attaccato nell’estate scorsa) ad un nulla dal proprio 89° compleanno, che avrebbe tanto voluto festeggiare il prossimo 11 maggio. Ha chiuso gli occhi poco prima delle 22 del primo aprile: nel suo stile, con un ‘pesce’ che però avrebbe voluto rinviare a più in là.

Innumerevoli le attestazioni di cordoglio e affetto pervenute al nipote Livio Severini (che gli è stato vicino fino all’ultimo) e ai familiari. La sua salma è esposta alla Casa del Commiato di Serra de’ Conti. La benedizione viene impartita in questo primo venerdì di aprile, alle 15, nel Cimitero di Barbara, destinato a ospitarne le spoglie terrene.

Classe 1931, il ribattezzato Micco era il Campionissimo per i suoi concittadini di Barbara (in primis i sindaci Raniero Serrani e Riccardo Pasqualini) e per gli amanti del ciclocross. Non per nulla, nella sua collezione spiccavano sette medaglie di pregio, in virtù dei quattro podi mondiali (un argento, tre bronzi) e del triplice titolo italiano.

Era anche il Campionissimo di Ruote e Cultura, l’associazione fondata da Antonio Romagnoli, che gli aveva conferito l’omonimo premio (prima edizione, la seconda a Michele Gismondi, Angelo di Coppi), sottolineandone la forza ispiratrice, il coraggio pionieristico, la diversità geniale.

Se il “primo” Severini (vincente promessa dal talento poliedrico e professionista dalla lunga milizia) aveva scritto le storiche pagine del ciclismo marchigiano, il “terzultimo – penultimo – ultimo” Severini ne era stato il decano simpaticissimo maestro, il positivo catalizzatore, il sottile ispiratore, l’esempio imprenditorialmente creativo: nelle iniziative incoraggianti, negli incontri socializzanti, nelle strategie dell’informazione e nella multidisciplinarità.

Americo c’era: di giorno e di notte, con i giovanissimi e i supergentlemen (passando disinvoltamente dal completo da corridore intramontabile al papillon e al cappello a tesa larga). 

Dettava il ritmo intergenerazionale: dal Trofeo crossistico che portava il suo nome alla rampichina ‘La Cupola e ‘l Castello’ sull’asse Barbara – Ostra Vetere alla serrana Gran Fondo del Verdicchio, a BiciScuola, alla Notte Ciclistica Barbarese  agli incontri del Panathlon.

Per anni, la sua ‘Tavernetta del Cervo’ (nel Borgo di Barbara) si è tradotta in crocevia di amici ciclofili dall’alto lignaggio ciclo-passionale e professionale: dai dottori (che ne certificavano e ne custodivano l’eccezionale tempra, additata ad esempio di qualità della vita) ai giornalisti ai fedelissimi Amici della Bici di Senigallia e a tutti coloro con cui condivideva la salutare dipendenza dalle due ruote praticate (a partire dall’alba, dal cui ‘lume e scuro’ sbucava l’ombra del Barbarino).

 Così lo conserva nella memoria il sindaco Riccardo Pasqualini, a nome dell’intera comunità cittadina:

“Indimenticabile campione , conosciuto in ogni dove. Personaggio unico, estroverso, di cui si possono raccontare ‘mille e uno’ aneddoti. Ricordiamolo in sella alla sua amata bicicletta che incontravi in ogni dove.

‘Che la terra ti sia lieve campione’. R.I.P.”

Il tributo della Federciclismo Marche, vergato dal presidente Lino Secchi: “Un pezzo di storia del ciclismo epico ci ha lasciati. Protagonista negli anni  ‘50 e ‘60 nel ciclocross. Storiche le sue battaglie con il rivale di allora,  Renato Longo. Ai familiari e parenti le sentite condoglianze del Consiglio Regionale Marche Fci e del ciclismo marchigiano.”

Una vita tra il romanzesco e il picaresco, si direbbe: quella che hanno‘cominciato a raccontare Giordano Cioli e Mirella Meloni nel loro libro “Americo Severini – campione di ciclocross – L’amore infinito per la bici.”

“Nato in un incanto fiabesco del paese in provincia di Ancona, in un fazzoletto di terra marchigiana, in una tipica dorsale collinare, fra i fiumi Nevola e Misa. Il padre Collatino, dopo aver trascorso un periodo in Germania. rientra a Barbara, si sposa con Emma Amello di Castelleone di Suasa. Presto avranno molti figli.

Americo è l’unico della famiglia che riesce, già in giovane età, a sfamarsi per proprio conto, spostandosi in giro per la campagna, tra i contadini: a raccogliere, molte volte anche a ‘rubare’, qualche frutto, prendere uova o quando capita anche qualche pollo, che poi si cucina da solo.

Chiamato anche ‘Tetano’ per le sue gambe sempre sbucciate e sanguinanti: si arrampica velocemente e con grande abilità sugli alberi a raccogliere qualche frutto…

La scuola per lui non esiste: entra dalla porta e molte volte esce dalla finestra, oppure dice alla maestra che deve andare a fare la pipì e poi non si fa più vedere…”

Una corsa lunga 117 pagine: dai versi di Gianni Messersì all’avventura milanese, dal “Piccoletto tra i Grandi” (Coppi, Bartali, Magni...) al pratista, dal professionista all’ “Eterno secondo di Enzo Tortora”….

Presentazione nel gremitissimo Salone Comuale. Gran bel divertimento, elettrizzante gioco dialettico – amarcord.

- Americo, con il senno di oltre mezzo secolo dopo, rifaresti quello che hai fatto?

“farei peggio!” (umberto martinelli)

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