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PRO – Continental. Farinotti (Beltrami Marchiol). «Sono riuscito a battere il Covid-19 al termine di una salita durissima»

Parma giovedì 30 aprile 2020 - «Una salita durissima, da affrontare in solitaria, con la speranza di arrivare in cima e potere così iniziare una discesa non priva di insidie».

Enea Farinotti sceglie una metafora ciclistica per descrivere quel che ha rappresentato, per lui, il Covid-19. Il sessantaduenne colornese, uno dei direttori sportivi del Team Beltrami-Marchiol, ha vissuto sulla propria pelle l’esperienza del virus che sta mietendo decine di migliaia di vittime e paralizzando il mondo intero, «ma io sono fortunato perché ne sono uscito. È stata un’esperienza di quelle che non si possono dimenticare».

Iniziata con «un senso di spossatezza e qualche linea di febbre, ma eravamo ai primi di marzo e vi ho dato poco peso. Quando, alcuni giorni dopo, la febbre è salita a ridosso dei quaranta gradi, un’ambulanza mi ha portato al Maggiore. L’impatto è stato forte: sembrava un campo militare, c’erano malati ovunque. Dopo molte ore si è liberato un letto nel reparto ex-ortopedia».

Farinotti ha visto da vicino la spietatezza di questo virus: «Uno dei miei compagni di stanza, mio coetaneo, la mattina stava relativamente bene, come del resto il sottoscritto, ma durante la notte si è aggravato ed è morto. Davanti a situazioni del genere ti assalgono tanti pensieri, hai paura che possa capitare a te».

Le sue condizioni invece sono andate migliorando, «anche grazie al lavoro straordinario di tutti gli operatori sanitari, che stanno facendo miracoli». Così, dopo quattro giorni («e sette chili in meno»), è tornato a casa e, due settimane più tardi, la sua guarigione è risultata completa. In quei giorni non gli è mancato il supporto di tutto il Team Beltrami: «I dirigenti e i ragazzi mi hanno fatto sentire la loro vicinanza, così come tanti amici del mondo del ciclismo». Un mondo che, secondo Farinotti, dovrà avere molta pazienza: «Le nostre gare, come quelle degli altri sport, dovranno riprendere solo quando ci sarà la certezza di poterle fare in sicurezza. Una manifestazione, anche piccola, richiama partecipanti e addetti ai lavori da tutta Italia, crea inevitabili assembramenti: non dobbiamo avere fretta. Ripiombare nell’incubo vissuto in questi ultimi due mesi avrebbe effetti devastanti, non ce lo possiamo permettere».

Per le gare, insomma, ci sarà tempo, così come per trovare soluzioni se la stagione delle due ruote dovesse saltare, tutta o in gran parte: «Appoggio la proposta lanciata dal ct della nazionale Cassani di prolungare di un anno la permanenza degli atleti nella categoria di appartenenza, per non bruciare un anno. Molti dovrebbero cercare una nuova squadra, ma come farebbero senza aver quasi mai gareggiato? Senza contare i problemi economici che toccano molte formazioni. Occorre pedalare tutti nella stessa direzione, con la massima prudenza». (alberto dallatana –Gazzetta di Parma)

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