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IL COMPLEANNO - Cuore matto Bitossi taglia traguardo degli 80 anni

Lunedì 31 agosto 2020 - La definizione di vincitore morale per antonomasia non lo ha mai reso particolarmente orgoglioso. Anzi, Franco Bitossi, che domani taglierà uno dei traguardi più importanti della propria vita - spegnendo 80 candeline - preferisce derubricare lo sprint al Mondiale di ciclismo a Gap nel 1972 come la più grande sconfitta di una carriera comunque folgorante, fatta di trionfi e rovesci clamorosi.

Quello del 6 agosto di 48 anni fa, Bitossi da Camaioni di Carmignano, piccolo centro della provincia di Prato, fu costretto a subirlo, vedendo sfumare la vittoria più importante a pochi metri dal traguardo di un Mondiale di ciclismo su strada. Fu Marino Basso, un altro italiano, a beffarlo. Le immagini di quel rettilineo in leggera salita, la voce di Adriano De Zan che urla «Forza, Franco!», per chi quel giorno era davanti alla tv, sono la raffigurazione melodrammatica della tragedia agonistica. Bitossi è in fuga, lanciato verso la maglia iridata, ma viene raggiunto e beffato da Basso a pochi metri dal traguardo, proprio mentre si prepara a esultare. Merckx tirò il gruppo, ma il belga non riuscì a salire sul podio.

La sua resta appunto «una vittoria morale», ma vuota, di cui non c'è molto da vantarsi. Franco 'cuore mattò Bitossi resta una delle icone più sfavillanti del ciclismo mondiale: amatissimo dai tifosi, temuto e riverito dagli avversari. A cominciare proprio dal 'Cannibalè Eddy Merckx. Costretto a diventare grande fin da subito, durante il secondo conflitto mondiale, poi scolaro modello e, dopo avere conosciuto il duro lavoro nei campi, operaio in una fabbrica di ceramiche a Montelupo Fiorentino. È in quel periodo, a metà degli anni '50, che esplode l'amore per il ciclismo, grazie al cugino Riccardo che lo mette in sella.

Il disturbo da cuore matto si manifesta subito, nel 1958, durante una gara del campionato Allievi, a Settignano. È lì che comincia un calvario che si sarebbe concluso più di 10 anni dopo, grazie al dottor Giovanni Falai. In 18 anni di professionismo vince 171 gare, un dato che lo porta a salire sul quarto gradino assoluto nella classifica italiana dei plurivittoriosi di tutti i tempi.

Bitossi intascava successi nelle classiche, come il Giro di Lombardia, il Campionato di Zurigo, i Giri di Catalogna e di Svizzera, la Tirreno-Adriatico, ma anche nei grandi giri (21 tappe al Giro d'Italia e 4 al Tour de France). Un campione dotato di classe purissima, insomma. È passato da scalatore a finisseur per assecondare quel cuore matto che lo faceva impazzire e domani, quando festeggerà gli 80 anni, si guarderà indietro per vedere se qualcuno riuscirà ancora a rimontarlo.

Difficile dire se questa volta qualcuno lo priverà di un traguardo così importante come quello delle 80 primavere.

 

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