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DOPING - L'ex Procuratore della Fci Grauso: «Giro umanamente impossibile. Serve l'aiutino»
Sabato 2 dicembre 2017 - «Nel ciclismo c'è ancora il problema del doping». Lo assicura Giovanni Grauso, ex procuratore capo della Fci, ospite d'onore del Consiglio Nazionale dell'Us Acli andato in scena a Roma.
«Per un atleta, il Giro d'Italia è umanamente impossibile - spiega l'attuale sostituto Procuratore Figc - Senza un 'aiutinò è impossibile stare tra i primi 20 nel ranking. Sono uscite sostanze che consentono di non essere 'pizzicatì dal sorteggio. L'effetto esce due mesi dopo quando il ciclista riposa. È tutto scientificamente calcolato. Io ho avuto più pressioni nel ciclismo che nel calcio».
Tra il 2013 e il 2015, Grauso ha anche ricoperto il ruolo di Procuratore Capo della Federazione Ciclistica Italiana e viene ricordato dal mondo dei pedali per aver portato alla sbarra ben 57 medici sociali accusati di aver falsificato i certificati o di mancato aggiornamento delle cartelle cliniche degli atleti. Ecco il suo ricordo: «Nel 2013 mi chiamò Malagò chiedendomi di assumere l'incarico in vista di quel processo - ricorda Grauso - È stato il più grande degli ultimi 30 anni nel ciclismo. Il problema era il doping e di come era posta in essere la condotta delle società». 
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