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VARIE La Federciclo ospiterÓ la cicliste afgane
Sabato 25 gennaio 2020 - La Federciclismo, fra maggio e giugno, ospiterà la Nazionale afghana di ciclismo femminile, per aiutare le atlete nella preparazione ai prossimi campionati continentali. La Fci spiega, in una nota, che «intende offrire un aiuto concreto a un gruppo di cicliste da tempo impegnate in una difficile lotta contro i pregiudizi per poter praticare il
ciclismo nel proprio paese.Il presidente Renato Di Rocco ha ottenuto l'autorizzazione da parte della Federazione afghana». Le atlete afgane, che nel 2016 erano state candidate al premio Nobel per la pace, l'anno scorso hanno visto andare in fumo la possibilità di partecipare alle Olimpiadi di Tokyo, anche a causa della mancanza di biciclette, distrutte da atti di vandalismo. «Purtroppo per tutta una serie di errori istituzionali - ha detto il presidente Di Rocco -, pochi fondi e altre mancanze, la Nazionale femminile afgana, non ha potuto prendere parte alle qualificazioni, ma l'Italia - con l'aiuto della Uci - ha subito teso le mani a queste ragazze, cercando di colmare in qualche modo, questa grave mancanza. L'Italia e la nostra federazione saranno in prima linea per aiutarle».
Ieri è arrivato il via libera della Federazione afghana, presieduta da Ahmad Fazli, che da tempo si batte nel proprio paese e a livello internazionale affinché la Nazionale femminile possa svolgere la propria attività. La Fci, nei giorni scorsi, ha preso contatto con il Coni per ottenere, attraverso il ministero degli Esteri, gli otto visti necessari. La Nazionale afghana arriverà a Roma tra maggio e giugno e, dopo un breve periodo nella capitale, svolgerà un periodo d'allenamento con le azzurre e il tecnico Dino Salvoldi. La Federazione si è attivata affinché alle afgane venga fornito il materiale tecnico necessario per una preparazione adeguata.
«L'Italia, ancora una volta, ha dimostrato la propria generosità - spiega Di Rocco - e tutti i nostri sponsor (che ringrazio sinceramente) hanno aiutato. Ci stiamo organizzando per dare caschi, occhiali, abbigliamento e anche le bici oltre agli automezzi necessari e manterremo i contatti con loro, anche quando saranno rientrate nel Paese d'origine».
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