ULTIM'ORA
   email: password:
   Registrati Password dimenticata?

:: ultimo video :: archivio video ::

IL CASO - Morte di Andrea Pinarello, due medici condannati a risarcire 1,3 milioni
Treviso - martedì 19 maggio 2026 - A tre lustri dalla tragedia che sconvolse il mondo della bicicletta, ben oltre i confini del Nordest, arriva il risarcimento per la morte a 39 anni di Andrea Pinarello. Ribaltando la sentenza pronunciata nel 2023 dal Tribunale di Treviso, la Corte d’Appello di Venezia ha condannato due medici e una struttura privata accreditata a rifondere con 1,3 milioni i danni non patrimoniali subiti dalla moglie e dai tre figli dell’imprenditore trevigiano, stroncato a Gorizia da una cardiomiopatia aritmogena il 3 marzo 2011, al termine della prima tappa del Giro del Friuli (l’inchiesta penale era stata archiviata). I giudici della Quarta sezione civile hanno condiviso le conclusioni dei consulenti tecnici d’ufficio Franco Marozzi e Andrea Finzi, disposta su richiesta della famiglia assistita dall’avvocato Alessandra Gracis: «Il ciclismo in soggetti con cardiopatie è in grado di condurre a morte improvvisa, quindi, se l’idoneità agonistica non fosse stata concessa, il soggetto non sarebbe deceduto in quanto non esposto alle sollecitazioni funzionali connesse alla pratica dell’attività sportiva in questione».  Nell’accertamento del nesso di causa, in cui viene citato anche il caso del calciatore Davide Astori, cruciale è risultata l’emanazione di quel certificato da parte del medico dello sport dopo un consulto con il cardiologo (i loro nomi sono omessi per disposizione della sentenza, impugnabile in Cassazione). Secondo la ricostruzione della Corte, i sanitari trevigiani «avevano rilasciato la certificazione, rifiutata per due volte pochi mesi prima, nonostante le risultanze del referto della Rm», cioè della risonanza magnetica  che aveva evidenziato una «lesione documentata» sul ventricolo sinistro, «che avrebbe necessitato di approfondimenti». I due professionisti si erano difesi spiegando «di aver basato la propria valutazione di idoneità sulle risultanze “rassicuranti” degli accertamenti diagnostici e dell’intervento eseguiti dal Pinarello» in un ospedale di Milano. Ma per i giudici, i controlli milanesi «si erano focalizzati sulle aritmie del ventricolo destro, posto che l’area cicatriziale del ventricolo sinistro non era stata mappata, e ciò nondimeno vennero considerati esaustivi, senza disporre doverosi ulteriori approfondimenti e, soprattutto, senza impedire, rifiutando il rilascio del certificato, la ripresa dell’impegnativa attività agonistica».
LE CONDOTTE
Non solo, nel verdetto viene sottolineato che il medico dello sport aveva riferito agli inquirenti «di aver “consigliato al signor Pinarello Andrea di tralasciare l’esecuzione di sforzi fisici per un certo periodo e sino a nuovo controllo”, nel mentre, però, contestualmente, rilasciava al paziente il noto certificato». Inoltre viene evidenziato che era stato «solo telefonico» il consulto con il cardiologo, il quale «non ha neppure ritenuto di valutare gli esiti della risonanza magnetica dallo stesso prescritta, né la documentazione medica successiva, mentre tale doverosa condotta gli avrebbe consentito di appurare,
facendo uso di ordinaria diligenza, che i “dubbi” iniziali non avevano trovato convincente risposta». I giudici di Appello, «in parziale difformità rispetto alle conclusioni dei consulenti», ritengono che ci sia stato «il concorso in percentuale paritaria» delle condotte dei due specialisti e del centro in cui questi esercitavano la libera professione. Da una parte, infatti, «l’équipe medica ha operato come un’unica entità»; dall’altra, la struttura ha accettato «il rischio connaturato all'utilizzazione di terzi per l'adempimento della propria obbligazione contrattuale».
LA SOFFERENZA
Per la moglie Gloria, così come per i figli Matilde, Giovanni e Anna Andrea, la morte di Andrea «è stata un’offesa di gravità così elevata» da aver causato loro «la sofferenza morale derivante dalla perdita parentale e dalla definitiva recisione del legame affettivo con il congiunto». Tanto più che Gloria era al quinto mese di gravidanza della sua terzogenita, per cui ha patito «una sofferenza peculiare, in quanto acuita dalla consapevolezza che la nascitura non avrebbe mai potuto conoscere il padre». Non è stato invece riconosciuto il danno patrimoniale, in quanto i convenuti hanno fatto presente che pochi anni dopo la disgrazia, le quote della Pinarello Holding sono state cedute a un fondo di private equity e questa è «circostanza fattuale di indubbio rilievo in ordine alla valutazione del danno da lucro cessante futuro». (angela pederiva - il gazzettino)
ShoppyDoo Confronta prezzi e modelli per il tuo shopping online