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14/09/2006

DOPING - Motivazioni appello Ferrari, fu frode ma reato estinto. Serie imponente indizi a carico del medico sportivo

Bologna - giovedì 14 settembre 2006 - Michele Ferrari è stato assolto  dall'accusa di frode sportiva, cioè dall'aver prescritto ad  alcuni atleti farmaci dopanti, perché è scattata la  prescrizione, ma «l'imputato risulta attinto da una serie imponente di indizi che, valutati globalmente, impediscono un  pronunciamento di 'evidente' innocenza». Lo scrive il giudice  consigliere estensore della Corte di Appello di Bologna Umberto Palma nei motivi della sentenza che il 22 maggio scorso ha comunque assolto Ferrari, medico sportivo, preparatore di numerosi atleti compreso il sette volte vincitore del Tour de  France Lance Armstrong.
Il medico in secondo grado era stato assolto per prescrizione  dalla frode sportiva, mentre c'era stata l'assoluzione,  «perché il fatto non sussiste» per l'accusa di esercizio  abusivo della professione di farmacista.
Ferrari, difeso dall'avvocato Dario Bolognesi, era stato  condannato il primo ottobre 2004 dal Giudice monocratico di  Bologna a un anno di reclusione e 900 euro di multa. In primo luogo a carico di Ferrari - osservano i giudici della 1. sezione della Corte di Appello bolognese presieduta da Paolo Angeli - ci sono le dichiarazioni rese dal ciclista  Filippo Simeoni «il quale ha riferito di essersi rivolto al  dott. Ferrari che gli predispose programmi di allenamento (corredati di apposite tabelle) per la stagione 1997,  associandoli a prescrizioni di farmaci dopanti (Epo e  Andriol)». Dichiarazioni che hanno trovato «adeguato riscontro  in numerosi altri elementi di prova», alcuni dei quali «di  valenza addirittura sufficiente a fondare un autonomo giudizio  di responsabilità dell'imputato per la frode sportiva». Si  tratta, in particolare, delle tabelle di allenamento sequestrate a Ferrari, «nelle quali sono specificamente indicati i farmaci ad effetto doping prescritti ai seguenti atleti»: Andreas  Kappes, Olivier Bernhard, Giorgio Furlan, Ivan Gotti (quest'ultimo - annota il giudice - ricevette prescrizioni «di sinsurrene in occasione dei programmi di allenamento elaborati nel suo interesse dall'imputato»). Vi sono poi altre testimonianze - secondo i giudici di secondo grado - e quindi, «non sussistono, in conclusione, i presupposti per assolvere il  Ferrari dall'imputazione di frode sportiva con formula più  favorevole».