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17/05/2007

DOPING - Torri: Basso ha paura? Solo mie ipotesi

Frascati (Roma) - giovedì 17 maggio 2007 - A seguire la 5. tappa del Giro c’era anche Ettore Torri, capo della Procura Antidoping del Coni. In questi giorni hanno fatto discutere le sue dichiarazioni, quando Torri ha ipotizzato che la marcia indietro di Basso fosse frutto di una “paura” del corridore varesino nei confronti del gruppo: “Quando ho parlato di Basso io ho solo fatto un’ipotesi. Ho notato una paura nei discorsi fatti con lui e con Scarponi e constatato il fatto che ha rinunciato all’iniziale possibilità di aprirsi. Io - dichiara Torri al Processo alla tappa - l’ho interrogato per sei ore. E ci sono state delle fasi della nostra chiacchierata che non sono state verbalizzate, e lì è venuta fuori l’eventualità di qualche ritorsione da parte di altri ciclisti. E poi non sarebbe una cosa nuova, accadde con Simeoni anni fa. Insomma, nulla di ufficiale detto da Basso. Quindi ipotesi, anche se pesante: “E che non mi pare per nulla campata in aria. Ho detto di temere un danno fisico” conclude Torri. E poi una promessa: “Non voglio nomi di ciclisti dopati, non mi interessano. Se Basso mi da` i nomi di chi organizzava e organizza certi traffici, ci saranno di sicuro degli sconti di pena”.

A seguire la tappa oggi c’era anche Giovanna Melandri, ministro dello sport: “Tutti sanno che dietro al doping c’è un grande mercato, un traffico, un circuito criminale – ha detto al Processo alla Tappa -. L’Italia, insieme alla Francia, ha introdotto da molti anni una normativa antidoping seria e serena. Sul Basso, sostengo il coraggio della legalità: non bisogna lasciarlo solo. Ma dall’altro lato chiedo al mondo del ciclismo italiano di voltare pagina. Basta guardare la folla festosa e appassionata che c’è, ci sono tantissimi giovanissimi ciclisti, tantissimi dilettanti, dobbiamo dire loro che questo non è l’unico modello possibile”. Poi il ministro se la prende con quei Paesi che non hanno una legislazione abbastanza dura sul doping: “Armonizzazione degli aspetti sanzionatori dei paesi europei: questo è il salto di qualità che bisogna fare, sia sotto l’aspetto della giustizia sportiva che sotto quello della giustizia penale. Non si possono avere paesi più duri come noi e la Francia e altri più lassisti”.