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24/05/2007

DOPING - Altre confessioni. Udo Bolts: Anche io dopato con la Telekom. La T-Mobile non molla

Amburgo (Germania) - giovedì 24 maggio -  Il castello di carta del doping sta crollando giorno dopo giorno nel mondo del ciclismo professionistico. Dopo le ammissioni di “debolezza” da parte di Ivan Basso e la confessione di Michele Scarponi nell’ambito dell’Operacion Puerto, altri corridori hanno seguito l’esempio dei due italiani, rivelando di aver fatto uso di sostanze dopanti nel corso della loro carriera.
Così dopo Bert Dietz e Christian Henn, anche Udo Bolts confessa di aver fatto uso di doping negli anni '90 durante la sua militanza nella Telekom. Il 40enne, oggi direttore sportivo del team Gerolsteiner, ha confessato ai microfoni dell'emittente ARD. ''Dopo il pessimo Tour de France del 1995 - ha detto - ho cominciato “ad assumere sostanze'' nel 1996, per poter fare parte di nuovo della squadra al Tour''.
Anche Bolts, come i suoi colleghi, ha fatto riferimento a pratiche ematiche. Ad aiutarlo, però, non sarebbero stati i medici della clinica di Friburgo chiamati in causa da Dietz. A fornirgli tutto sarebbe stato l'ex massiaggiatore Jef d'Hont. Bolts avrebbe chiuso col doping nel 1997: ''Ho smesso. Un uomo commette errori, mi dispiace''.
L’unico che sembra non voler cedere alle accuse che da più parti gli piovono addosso è ora proprio Jan Ullrich, vincitore del Tour nel ’97 e oggi costretto al ritiro. Alle confessioni dei corridori tedeschi si sono aggiunte anche quelle di due medici della Telekom, Lothar Heinrich ed Andreas Schmid, specialisti all’Università di Friburgo (ora sospesi). Schmid ha diffuso un comunicato nel quale ammette “di aver somministrato sostanze dopanti a ciclisti professionisti attorno alla metà degli anni ‘90” , soprattutto Epo (eritropoietina), “dietro richiesta di questi atleti, pienamente consapevoli di ciò che stavano facendo” .
Nel frattempo l'Università di Friburgo ha fatto sapere di avere licenziato Lothar Heinrich ed Andreas Schmid i due medici che lavoravano presso la clinica universitaria. L'università ha annunciato anche un'inchiesta sull'attività degli ultimi 20 anni nel campo della medicina sportiva.
Fioccano così le confessioni, il ciclismo trema. E tutti ammettono di “aver commesso un grande errore”.

T-MOBILE - ''Rimaniamo''. La T-Mobile non lascia il ciclismo, nonostante la bufera doping scatenata dalle dichiarazioni di ex corridori che hanno militato nella Telekom negli anni '90. Lo ha detto Philipp Schindera , portavoce della compagnia, all'agenzia Dpa.