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25/05/2007

DOPING - Crolla anche Bjarne Riis: c' un decennio da cancellare

Lyngby (Danimarca) - venerdì 25 maggio 2007 - Il danese Bjarne Riis ha ammesso, in una conferenza stampa, di aver fatto uso di sostanze dopanti. Il vincitore del Tour de France 1996 ha dichiarato: “Ho fatto uso di doping. Ho preso l’Epo. L’ho acquistato da solo e lo usavo da solo. Era una parte della mia vita di ciclista” questo quanto dichiarato da Riis a Lyngby in Danimarca
La pratica dopante alla quale Riis si sarebbe sottoposto coinciderebbe con il periodo nel quale il danese indossava la maglia della Telekom. “Ho fatto uso di sostanze proibite, ho preso l'Epo, ho assunto ormoni e cortisone e me ne assumo ogni responsabilità. In quel Tour del 96 non ero pulito, mi scuso ad alta voce con tutti, so di aver vinto in maniera disonesta, ma conservo uno splendido ricordo di tutto quello che ho fatto". Dopo Bolts, Henn, Holm, Dietz, Aldag e Zabel ecco un altro ex Telekom ammettere di essersi, ai suoi tempi, sempre i magnifici Anni Novanta, dopato.
Era un'abitudine, in gruppo, a quei tempi, usare Epo". Rijs passa anche a parlare delle responsabilità: "I nostri medici avrebbero dovuto badare alla salute di noi corridori, hanno fatto degli errori, ma le colpe sono anche nostre, eravamo noi corridori alla fine a dire sì o no, e non è giusto che si incolpino sempre e solo i medici".
Sembrerebbe un'ammissione clamorosa, o meglio lo è certamente, per coloro che il ciclismo non lo masticano a sufficienza. Noto in gruppo ai tempi per il soprannome di Mister 60%, ove il 60% indicava il livello del suo ematocrito, ben superiore al tetto massimo del 50%, Bjarne Rijs è stato un corridore ultradiscusso, dopo aver vinto il Tour

In un comunicato pubblicato sul sito della Csc, squadra nella quale ricopre il ruolo di direttore sportivo, Riis, dichiara di aver confessato per due motivi: “Il primo per fare chiarezza anche intorno al lavoro che svolgo attualmente e per contribuire a chiarire ciò che sta uscendo in questi giorni, il secondo perché non voglio che il mio passato, seppur sbagliato, incida sul lavoro e sui ciclisti che sto seguendo e che ogni giorno svolgono il loro lavoro con sacrificio, passione e professionalità. Io ho sbagliato, ma l’unico che va criticato sono io perché quando correvo, l’errore maggiore che ho fatto, è quello che ho pensato di voler essere migliore di quanto potessi essere. In ogni caso non voglio che errori del mio passato incidano su quanto sto facendo ora”.