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25/07/2007

DOPING - Tour 2007: il positivo al testosterone Christian Moreni

Parigi (Francia) - mercoledì 25 luglio 2007 -  E' l’ex tricolore mantovano Cristian Moreni (Cofidis) il secondo corridore del Tour de France trovato positivo dal laboratorio di Chatenay-Malabry al testosterone esogeno dopo un controllo antidoping effettuato al termine della 11. tappa Marsiglia-Montpellier vinta allo sprint dal sudafricano Robert Hunter. Moreni era 52° in classifica generale, a 1h34’45”, secondo miglior italiano poco dopo Marzio Bruseghin. La sua squadra, la Cofidis, in mattinata aveva partecipato al sit-in di protesta contro il doping prima della partenza del Tour de France.
Portato in Commissariato Moreni si è arreso subito rinunciando alle controanalisi sulle provette delle sue urine il cui campione A aveva determinato la positività. Si tratta in pratica di un'implicita ammissione di colpa che esclude automaticamente dalla corsa francese l'italiano della Cofidis. Come l’Astana di Vinoukorov, il team la Cofidis ha ricevuto la visita della Gendarmeria: gli agenti francesi hanno ispezionato in queste ore le camere dell'Hotel Novotel di Lescar, che ospita la Cofidis, e le autovetture della squadra.
"Ascolterò le spiegazioni di Moreni e deciderò in seguito il da farsi", ha dichiarato il suo direttore sportivo, Eric Boyer, da sempre in prima linea nella lotta al doping.
ASO - Il presidente della società organizzatrice del Tour de France, Patrice Clerc, annuncia scossoni in vista della prossima Grand Boucle: "Il Tour non ha bisogno di 200 corridori per esser un grande successo. Ciò di cui questa corsa ha bisogno - ha spiegato Clerc - sono corridori che si battono, di eroi che soffrono. Cento al via invece dei 189 di oggi? Ma certo, naturalmente. Il solo aspetto costruttivo è la carta etica. Ma sul campo si è rivelato che questo documento è stato utilizzato dai promotori di questo affare malvagio per fare degli aggiustamenti tra amici. C'è un gruppo di persone che ha immaginato e messo in piedi un sistema per i propri interessi personali e che comincia a uccidere questo sport a fuoco lento. E allora che si facciano il loro ProTour dove vogliono, come vogliono, con chi vogliono, ma senza di noi. Non vogliamo render conto a quella gente li'".