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10/11/2011

MORTE PANTANI La Cassazione assolve lo spacciatore. Ma mamma Tonina vuole giustizia.

Giovedì 10 novembre 2011 - ''Assolto perché il fatto non costituisce reato'', così la Sesta sezione penale della Cassazione ha prosciolto Fabio Carlino dall'accusa di aver provocato, con la vendita di cocaina purissima, la morte per overdose di Marco Pantani il 14 febbraio 2004 insieme a Fabio Miradossa e Ciro Veneruso. In primo il 14 gennaio 2008 dal Tribunale di Rimini e secondo grado il 23 novembre 2010 dalla Corte d’Appello di Bologna, Carlino era stato condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione oltre a 19 mila euro di multa e al risarcimento pari a 300 mila euro in favore dei familiari del Pirata.
Il procuratore generale della Cassazione, Oscar Cedrangolo, chiedendo l'annullamento della condanna, aveva sottolineato la mancanza di prove a carico di Fabio Carlino che a Fabio Miradossa e Ciro Veneruso non aveva indicato dove stava Marco Pantani (al residence Le Rose di Rimini) e non era al corrente che il campione poco tempo prima era stato salvato da un'altra overdose e soffriva di depressione.
Nella sua requisitoria il procuratore generale ha messo in evidenza come “Non c’è ceretezza del fatto che sia stato Carlino a comunicare, a chi materialmente consegnò la droga a Pantanti, la circostanza che il ciclista alloggiasse al residence Le Rose di Rimni”. Inoltre: “Non c’è alcuna certezza nemmeno del fatto che il Carlino fosse al corrente del precedente malore di Pantani”. In pratica per il procuratore generale Oscar Cedragolo, nei confronti di Carlino: “Non si può addebitare nessun concorso nell’aver provocato la morte del ciclista”.
Nella sua arringa, l’avvocato Alessandro Gamberini, che ha difeso Carlino, ha ricordato che il suo assistito non voleva essere coinvolto nella vendita della droga a Pantani, perché era risaputo che ne faceva uso smodato. Secondo quanto è agli atti, Carlino avrebbe detto ai due pusher Fabio Miradossa e Ciro Veneruso: “Non fatemi più trovare Pantani alla porta”. Gamberini ha aggunto che: “Non risultano telefonate in cui Carlino avrebbe detto a Veneruso che Pantani fosse al residence. Si sa, invece, che Veneruso andò da Pantani per dirgli che non gli avrebbe più venduto droga e che, dopo aver visto i soldi in contanti di Pantani, telefonò a Miradossa per avere l’ok alla vendita”. “In tutto questo Carlino è estraneo” ha concluso l’avvocato Gamberini.
Miradossa e Veneruso sono stati condannati con patteggiamento dal gip di Rimini, rispettivamente a 4 anni e 10 mesi e 3 anni e 19 mesi.

La sentenza ha lasciato «molto, molto arrabbiata per questa sentenza. Mi stanno prendendo in giro» Tonina Belletti, la mamma del Pirata. «Questo prima è colpevole e poi no - lo sfogo -. Vorrei sapere come è morto mio figlio, è un mio diritto. Sono 7 anni che sto cercando di capirlo, sto spendendo un capitale in avvocati ma qui un giorno uno è colpevole e poi innocente perché la gente ha fatto troppo clamore attorno alla morte di Pantani. Allora l'hanno condannato perché la gente diceva che ha ammazzato Marco?».
La signora Tonina non si dà pace. «Voglio sapere cosa è successo in quella camera, mio figlio è stato ucciso in quella camera e prima di morire voglio capire da chi - aggiunge -. Non voglio vendetta ma voglio giustizia, è un mio diritto e farò di tutto per riaprire il processo. Sono due anni  che sto lavorando con un avvocato che ha trovato delle cose. Io voglio capire, mi è morto un figlio non un cane. Mio figlio lo hanno braccato fino alla morte per quattro anni».